Letteratura inglese

Le sorelle Brontë

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Un tragico menage a trois. Il circolo letterario delle sorelle Brontë

Alla National Portrait Gallery di Londra si conserva un ritratto delle tre sorelle Anne, Charlotte ed Emily Brontë che, pur nel suo precario stato di conservazione pervenuto a noi, riesce a mettere a fuoco il più noto circolo letterario-familiare che la storia inglese ricordi.
Autore di questo drammatico ritratto fu il loro fratello Patrick Branwell, il quale condivise con le sorelle sia il genio di famiglia che il tragico destino di una morte precoce aggiungendo ad essi un tocco del tutto personale: un romantico e disperato senso di dissolutezza e dissipazione.
Branwell morì infatti nel 1848, dopo aver bruciato tutta la sua vita e le sue aspirazioni nell’incubo dell’alcol.
Il dolore di Emily fu immenso e si placò solo con la sua morte che avvenne poco dopo.
Anne, colpita dalla stessa malattia di sua sorella, la tubercolosi, morì nel 1849.
Soltanto Charlotte sopravvisse fino ai trent’anni per poi morire, nel 1855, nel suo luogo natale a Haworth, nello Yorkshire.
Patrick non fu un grande artista, eppure qualcosa nel suo dipinto, nonostante la mancanza di una matura e consolidata abilità pittorica, allude a quella capacità di introspezione psicologica che va oltre la mera superficie delle cose.
La disposizione delle figure ritratte, per esempio, con Charlotte isolata a destra del dipinto e posta ad una congrua distanza dal gruppo formato da Anne ed Emily, sembra accennare ad un’altra, più importante differenza.
Il ritratto di Charlotte rappresenta una ragazza più sana e realista che non le altre due sorelle, Anne ed Emily.
I suoi occhi sono più quieti, mentre Emily e Anne, la cui somiglianza è impressionante, fissano, con sguardo assente, il mistero del vuoto.
Gli occhi di Emily ed Anne sono gli occhi della visione, occhi adatti per scrutare le ombre dell’anima notturna.
Non è certo per mera coincidenza che, non solo nel dipinto di Branwell, ma anche nei loro destini, Anne ed Emily furono molto più vicine.
Branwell sapeva molto di più, e forse meglio, di ciò che il suo dipinto poteva esprimere: tramandare ai posteri i volti di quelle tre sorelle che, a fasi alterne, fecero delle loro vite un tragico e problematico menage a trois sull’onda della ricerca di una perfezione narrativa e di una sana competizione.

I Luoghi delle Sorelle Bronte

I Brontë furono educati in quell’eccezionale atmosfera artistica e letteraria creata dal padre nella loro casa del villaggio di Thornton, e più tardi associato ad Haworth, nello Yorkshire.
Lontane dai rumori e dalle mode passeggere della città, le sorelle Brontë vissero, per la maggior parte della loro vita, immerse in questo spazio intimo e familiare intente ad un culto quasi monastico, solitario della bellezza letteraria.
Il padre, Patrick Prunty o Brunty (1777-1861), originario dell’Irlanda, dopo aver studiato filosofia e teologia a Cambridge, nel 1812 aveva sposato Maria Branwell e dal 1820 si erano stabiliti nella canonica di Haworth, ove fu nominato curato perpetuo.
Nel tentativo di anglicizzare il suo cognome Prunty o Brunty, che gli era apparso troppo irlandese e primitivo, decise di cambiarlo in Brontë, aggiungendo una dieresi alla e finale, forse in onore dell’ammiraglio Orazio Nelson, duca di Bronte, in Sicilia.
I Brontë ebbero sei figli: Maria (1814-1825), Elizabeth (1815-1825), che morirono di fame, freddo, privazioni e tubercolosi alla severissima scuola di Cowan Bridge, Charlotte (1816-1855), Patrick Branwell (1817-1848), Emily Jane (1818-1848) ed  (1820-1849).
La madre, Maria Branwell, morì nel 1821 lasciando molto presto questo piccolo esercito di bambini in balia ai loro sogni e destini.
Dei sei figli solo quattro, Patrick, Emily, Anne e Charlotte, incitati dal padre, iniziarono quasi per gioco a cimentarsi nella composizione di poesie e racconti fantastici. Qualcosa di quei sogni infantili rimane in due serie di diari fantastici, Chronicles of Gondal e Angria, scritti dai quattro Brontë.

Opere delle sorelle Bronte

La prima opera, che passò del tutto inosservata, vide la luce nel 1846 e fu pubblicata dal trio Charlotte, Emily e Anne con il titolo Poems by Acton, Currer and Ellis Bell.
Charlotte Bronte fu l’unica, tra le tre sorelle Bronte, il cui genio letterario fu riconosciuto in vita.
Dopo un timido esordio letterario con The Professor, che rimase inedito, la vera rivelazione arrivò nel 1847 con la pubblicazione di Jane Eyre, che riscosse un grande successo di pubblico e di critica.
Gli altri due romanzi Shirley (1849) e Villette (1853) sviluppano lo stesso tema in modalità differenti, attingendo al primo lavoro, The Professor, rimasto inedito: ossia quello delle donne che, in veste di autentiche eroine, cercano di amare gli uomini alla pari e di essere amate con la speranza di avere la possibilità di essere ricambiate e di esprimere liberamente i loro sentimenti più profondi.

 

Charlotte Bronte e Jane Eyre

Jane Eyre viene unanimamente considerato dalla critica il primo romanzo romantico di passione e introspezione.
È strettamente connesso al romanzo gotico del tardo settecento, sebbene qui il tetro castello pieno di labirintici corridoi, stanze segrete, misteri oscuri e tutto l’apparato gotico del terrore trovi il sostituto nella rappresentazione della tenebrosa geografica dell’anima, e la stessa ambientazione gotica viene come trasfigurata in un paesaggio più familiare e domestico, meno spaventoso e più ragionevole.
Le suggestioni gotiche vengono affinate dall’influenza del romanzo sentimentale di Richardson e Jane Austen.
Gli attori sulla scena sono ancora l’innocente domestica, la vittima, e un eroe satanico, diremmo byroniano, il carnefice. Ma ciò è vero solo ad un livello meramente superficiale, dal momento che qui la vittima non è del tutto una vittima ma una ragazza perfettamente in salute e dai nervi saldi, piena di energia e di iniziativa, mentre il carnefice, il satanico eroe byroniano, dopo un po’ di tempo, viene addomesticato dalla sua “vittima” e finisce col diventare il suo amante appassionato.

Jane Eyre – questa è la trama – è un’orfanella che viene accolta nella casa dei Reeds e cresciuta insieme agli altri bambini, ma ad un livello diverso e con un trattamento di infima classe.
Jane viene pubblicamente disprezzata, dileggiata e umiliata, ma mantiene la sua robusta personalità sfidando i due piccoli Reeds descritti come mostri psichici.
Jane mantiene la sua integrità morale e si rifiuta di inchinarsi in segno di riconoscimento della superiorità dei Reeds; ha un vero temperamento romantico, ma di un particolare genere di romanticismo attenuato dalla morale vittoriana. Ella infatti sa come controllare le sue passioni facendo uso dell’intelligenza; si innamora di Rochester, ma non si arrende totalmente a lui, perchè alla fine sconfigge il suo amante “satanico” e lo addomestica.
Questa storia, senza particolari differenze, era stata già stata raccontata nella Pamela del Richardson un centinaio di anni prima.
Le connessioni con Cime Tempestose di Emily sono evidenti: ambientazione, paesaggio, architettura, tipologia di personaggi e situazioni. Eppure l’arte narrativa di Charlotte sembra molto più leggera e molto più consona ai gusti vittoriani.
Questa grazia quasi neoclassica mista ad un ben temperato romanticismo, decretarono il successo immediato di Jane Eyre, che, a differenza di Cime Tempestose, godette di immensa popolarità anche ben oltre la morte di Charlotte.

 

Film sulle sorelle Bronte
Film sulle sorelle Bronte

Emily Bronte e Cime Tempestose

Emily, dal canto suo, era troppo selvaggia per i lettori vittoriani.
Wuthering Heights – tradotto in italiano con Cime Tempestose – fu pubblicato nello stesso fatidico anno in cui videro la luce Jane Eyre e Agnes Grey di Anne, che passò completamente inosservato.
Emily, insieme a Charlotte, ebbe un breve e infelice periodo di educazione culturale presso la scuola delle figlie del clero di Cowan Bridge e, più tardi, frequentò una istituzione più congeniale ai suoi interessi, la Roe Head.
Divenne istitutrice in una scuola vicino Halifax e, nel 1842, accompagnò Charlotte a Brussels, ma ritornò nello Yorkshire qualche anno dopo.
Si è sempre ritenuto che Emily fosse, fra tutte le Brontë, la più radicata ad Haworth e alle cupe brughiere del West Yorkshire, nonché la più profonda conoscitrice della sua flora e della sua fauna, dei suoi costumi e degli stati d’animo dei suoi abitanti.
Appena un anno dopo la pubblicazione di Wuthering Heights, nel 1848, Emily morì stroncata dalla tubercolosi.
Cime Tempestose è la selvaggia, appassionata storia di un intenso e quasi diabolico amore tra Catherine Earnshaw e Heathcliff, un trovatello di Liverpool adottato dal padre di Catherine.
Dopo la morte di Mr Earnshaw, Heathcliff viene continuamente maltrattato e umiliato da Hindley, fratello di Catherine e, credendo erroneamente che il suo amore per Catherine non fosse ricambiato, lascia Wuthering Heights soltanto per ritornarvi, alcuni anni dopo, come potente e raffinato uomo di mondo.
Egli procede così a preparare una terribile vendetta per le sue antiche umiliazioni subite a casa Earnshaw.
L’azione della storia è caotica e irrimediabilmente violenta, ma la raffinata e rifinita costruzione di una struttura letteraria complessa, le evocative descrizioni della brughiera solitaria, che è l’ambientazione del romanzo, e infine la grandezza di una visione poetica tersa e purissima contribuiscono a fare di Cime Tempestose un capolavoro unico della letteratura inglese.
Pur tuttavia, alla sua uscita, il romanzo fu giudicato negativamente secondo i parametri morali della società vittoriana: troppo crudo, brutale e violento sia nelle descrizioni psicologiche dei personaggi che nell’ambientazione, la nuda e cupa brughiera dello Yorkshire così distante dai giardini paradisiaci dell’Inghilterra alto-borghese.
Il romanzo fu subito dimenticato e la sua grandezza indiscutibile, di fronte alla quale l’ingentilita trama di Jane Eyre si scioglie come neve al sole, fu riconosciuta soltanto verso la fine del secolo decimonono come un’opera dominata – per usare le parole di Charlotte – da un horror of deep darkness, un romanzo che da un punto di vista tecnico fu sorprendentemente innovativo.

 

Ciò che lo rese un’opera di avanguardia fu principalmente l’invenzione dell’ascoltatore, ossia il personaggio che ha la funzione di raccogliere tutti i fili della trama che gli sono stati narrati da qualcun altro, e che è in costante ricerca della verità dentro e fuori di se stesso.
In Cime Tempestose lo stesso lettore viene introdotto nella storia come uno dei personaggi principali, anche se non il principale, come una sorta di attore che guida e domina la scena.
Cime Tempestose è uno dei più grandi romanzi dell’Ottocento europeo e si impone da solo per la forza della sua unicità: un romanzo “nero” di vendetta, violenza e crudeltà familiare narrato con un realismo psicologico che lo distingue nettamente dagli effetti sensazionali del romanzo gotico.

Il circolo letterario dei Brontë, quasi come una lontana stella di Hollywood, ha rappresentato nei secoli a venire un eterno mito romantico: la tragedia di una famiglia consumata e devastata dalla malattia del secolo, la tubercolosi, e il mondo fantastico di Haworth – divenuto oggi un luogo di pellegrinaggio – trasfigurato dalle saghe su Gondal e Angria delle piccole Brontë.

Gaetano Algozino Londra, Kidbrooke Village 26 giugno 2020

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