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Chelsea Flower Show

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Sua Signoria al Chelsea Flower Show. Impressioni semiserie di un Londonita

Nella città dei parchi incantati incastonata come perla in quel lussureggiante giardino a cielo aperto che è l’Inghilterra, non poteva mancare, nel fitto calendario di eventi che contraddistinguono la cosiddetta “British Season”, un prestigioso evento legato all’universo del giardinaggio, delle piante e dei fiori.

È il Chelsea Flower Show, che ha luogo ogni anno la penultima settimana di maggio in uno dei quartieri più esclusivi ed eleganti di Londra, Chelsea, situato sulla riva destra del Tamigi, non molto distante da Victoria Station.

La Società Reale di Orticultura (RHS=Royal Horticultural Society) fin dal 1862 detiene il privilegio di organizzare quello che oggi è diventato il più importante evento di giardinaggio di scala mondiale.
Originariamente denominato “Great Spring Show”, per rimarcare la coincidenza con la stagione primaverile, il Chelsea Flower Show si svolge negli splendidi giardini dell’Ospedale Reale di Chelsea fin dal 1913.
La stessa Società  fu una geniale creazione di John Hatchard, la cui libreria, aperta al pubblico nel 1801, occupa ancor oggi un suggestivo edificio dall’inconfondibile profumo di legno stagionato a Piccadilly Street.
La Società gode di uno speciale patronato mecenatizio della corona inglese fin dal 1816, quando attrasse l’attenzione della Regina Carlotta, alla quale il concetto stesso di “British Season”, con tutta la sua corona di feste frivole e mondane, deve un immenso debito di riconoscenza.
Chelsea Flower
Il Chelsea Flower Show si svolge per cinque giorni consecutivi in Maggio.
Il lunedì, prima dell’apertura al pubblico, la famiglia reale e altre celebrità del mondo del giardinaggio, tra cui spicca il popolarissimo Montagu Denis Wyatt, a tutti noto col nome di Monty Don, visitano il lungo percorso espositivo che si snoda dentro i giardini del Royal Hospital di Chelsea.
Dopo seguono due giorni in cui vengono ammessi solo i membri della RHS, mentre il pubblico in generale può avere accesso all’esposizione negli ultimi tre giorni.
Le attrazioni principali includono interessantissimi modelli di giardini, ricreati nello spazio aperto come delle opere d’arte esposte in un museo con ordine, gusto ed armonia.
La filosofia che ha sempre ispirato il Chelsea Flower Show risiede nella creativa capacità di esplorazione delle ultime tendenze in materia di giardinaggio, sebbene queste, a volte, vadano molto al di là della realtà per sfociare nel fantastico e nel bizzarro.
Come ha ironicamente osservato Caroline Taggart, nel suo godibilissimo “Her Ladyship’s Guide to the British Season” (National Trust, London 2013), <<non tutti, perfino coloro che appartengono allo strato più ricco di conoscenze di Sua Signoria, sarebbero in realtà capaci di impiantare un ruscello di montagna o elevare  delle superbe colonne scolpite nei loro giardini>>.
Ma per i poveri mortali ci sono magnifiche esposizioni di fiori, piante e coltivazioni tropicali nel Great Pavilion, che coprendo qualcosa come 1.500 metri quadri è entrato a buon diritto nel Guinness dei primati come il più grande padiglione coperto del mondo.
Qui è possibile comperare qualsiasi cosa, dai portafiori in forma di elefante ai bizzarri ombrelli in forma di crisantemo.
Sebbene l’edizione 2020, a seguito delle restrizioni da Covid-19, sia stata organizzata unicamente come evento virtuale accessibile tramite le piattaforme online della RHS e della BBC, una delle parole d’ordine, al fine di godere al massimo del Chelsea Flower Show, è stata sempre “avoiding the crowds”, ossia evitare gli assembramenti oceanici dei visitatori (i numeri sono sempre stati sbalorditivi: nell’edizione 2019 si son contati più di 150.000 partecipanti per giorno!).
Londra il Chelsea Flower Show
In linee generali, coloro che nutrono un sincero interesse per i giardini e il giardinaggio dovrebbero acquistare i costosi “all day entry tickets” (biglietti del valore di £107 validi per tutto il giorno) e arrivare al più presto possibile, diciamo alle 8:00 antimeridiane.
Tra le 12:00 e le 15:00 è pressoché impossibile avere una ragionevole visione d’insieme dei giardini o addirittura camminare lungo i sentieri principali ad un passo che non sia più veloce di quello di una lumaca.
Per molti, purtroppo, potrebbe trasformarsi  in una sgradita e infelice esperienza.
Biglietti dal prezzo ancor più ragionevole – tra £52 e £47 – consentono l’accesso soltanto tra le 15:30 o le 17:30.
Ciò significa che sia i pomeriggi che le sere, a causa del grande afflusso di visitatori, rischiano di diventare un autentico incubo anche per i più audaci che, pur di conquistarsi una piccola porzione di territorio per ammirare i mirabolanti giardini, finirebbero con l’imprecare contro il cielo.
La regola generale del “go early”, ossia l’ingresso alle prime ore del mattino, non è valida per l’ultimo giorno, il tanto desiderato venerdì, quando dalle 16:00 le compagnie espositrici danno inizio alla vendita di tutte le piante indesiderate e delle attrezzature da giardinaggio a prezzi che sembrano trasformare rispettabili vedove nobili in potenziali candidati per tori della corrida di Pamplona.
Sua Signoria rabbrividisce nel contemplare la condotta di alcuni suoi conoscenti, che gettano la loro dignità ai quattro venti pur di accaparrarsi quella splendida digitale purpurea decorata con la medaglia di vincitrice dai membri della casa reale.
Un piccolo ma prezioso consiglio da parte di un veterano di questi pomeriggi anarchici: guidate, solo se riuscite a trovare un posto ove parcheggiare. Altrimenti non vi sarà facile far entrare un arnese raro per l’arte topiaria (ossia il potare alberi, siepi e arbusti dando loro una forma geometrica) in uno strettissimo vano bagagli di un comune, affollatissimo treno di pendolari.
Ritornando ai giorni in cui ognuno si comporta con decoro e dignità, coloro che non nutrono alcun interesse per i giardini e il giardinaggio dovrebbero arrivare abbastanza presto da garantirsi un confortevole posto a sedere nel padiglione di Pimm, o, alternativamente, stare il più lontano possibile dalle folle quasi assatanate.
Infine, il codice di abbigliamento: visto che la Reale Società di Orticultura (RHS) proibisce l’uso di statue colorate, non sono ammessi gnomi da giardino, sebbene alla fine uno degli esibitori frequenti è stato notato averne introdotto di contrabbando qualcuno.
Oltre a ciò, il vestito deve obbedire più a logiche di praticità che di eleganza.
A motivo dei capricci della primavera inglese, molti sentieri del Chelsea Flower Shower potrebbero apparire fangosi o polverosi, sicche’ molte persone preferiscono indossare vestiti confortevoli e pratici piuttosto che eleganti abiti da cerimonia.
In fatto di eleganza, è sempre assicurata la presenza di un cappello, indossato con grazia da Sua Signoria, che riesce a competere con le superbe esposizioni di rose, gigli e iris.

—   Gaetano Algozino

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