Trasporti

Milano Londra in treno con un cane e un gatto

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Vi propongo l`esperienza di Mari Bogni, una “follower” di Londonita che ha scritto la sua esperienza di viaggio da Milano a Londra, in treno e con pelosetti al seguito (un cane e un gatto) , perche’ possa essere d’aiuto e incoraggiamento a chi sta prendendo in considerazione di venire a vivere a Londra portandosi i loro amati animali.

La Mari ci racconta:

“Confesso che e’ stata dura ma alla fine tutto si e’ risolto per il meglio ed ora stiamo qua piu’ felici e sereni che mai. Questo viaggio mi ha ancora di piu’ legata alle mie bambine pelose che hanno affrontato con me, e senza volerlo, quest’avventura e che non si sono mai stancate ne arrabbiate. Sofia, la cana, ha viaggiato tutto il tempo in braccio a me anche nei tratti a piedi per paura di perderla mentre Elettra la gatta e’ rimasta 26 ore nel trasportino senza mangiare, bere e fare i bisogni. Di questo mi aveva avvisata la mia vet… i gatti hanno una resistenza pazzesca e confermo!

Premetto che per partire non e’ servito molto agli animaletti. Un passaporto (vedi le foto a fianco) dove attesta che hanno il microchip, sono vaccinati contro la rabbia e 2 giorni prima hanno preso la pastiglietta contro la tenia. Tutto qui. Per fortuna hanno eliminato quella legge medievale della quarantena!
Ma veniamo al viaggio…

in treno con gatto e caneSveglia alle 4.30, uscita da casa alle 5.10 arrivo in stazione Garibaldi alle 5.30 circa. Io con lo zainone che pesava quanto un armadio, Sofia a guinzaglio e trolley al seguito. Cammino sulla banchina verso il TGV con Fabrizio, il mio compagno, che mi seguiva mentre trascinavo Sofia che si sentiva spaesata e non voleva procedere. Ad un certo punto sento Fabrizio urlare il mio nome. Stava fermo lontano da me, io non mi ero accorta di avergli dato un buon distacco e il cuore mi è saltato fuori dal petto quando l’ho visto inginocchiato per terra con la Sofia in braccio. Non mi ero accorta che si era rotto il moschettone del guinzaglio e lei era scappata verso di lui correndo tra i treni. Volevo morire di spavento. Guinzaglio di una nota marca, comperato x l’occasione il sabato prima e pagato non poco (iniziamo bene mi dico!). La prendo in braccio tutta tremante e salgo sul treno.

Bel scompartimento in fondo alla carrozza, solo 8 sedili con tavolini comodi tutti per noi. Sofia tranquillamente sdraiata sul pavimento dormiva serena. Questo fino a Torino dove è poi salita una signora di colore con i 3 figli uno sui 5 anni e 2 sui 10. Questa signora mi ha subito detto che i bambini avevano paura del cane. Non ci credo… avevo solo l’impressione che dava fastidio a lei viaggiare con un cane vicino. Non ha degnato di uno sguardo le mie bimbe e neppure i suoi figli lo hanno fatto. Cosi’ ho preso in braccio Sofia che è stata bravissima.
Un po’ guardava dal finestrino e un po’ dormiva sulle mie gambe. Elettra dentro il trasportino era tranquillissima.

Arriviamo a Parigi dove scopro, come mi era stato comunque detto, che la metro fa paura tanto è incasinata e dopo vari girovagare abbiamo trovato la nostra direzione. Fatica pazzesca con tutti i bagagli che avevamo al seguito e Sofia sotto il mio braccio sinistro tutto il tempo per via del guinzaglio rotto. Arriviamo alla stazione Du Nord e il treno tardava di 30 minuti ed oltre. Un freddo cane.

animali in treno 2Finalmente arriva e una volta in carrozza ci annunciano che per guasti tecnici la partenza sarà rinviata.
Arriviamo a Calais con 90 minuti di ritardo. Scesi dal treno cerchiamo il bus navetta x il porto come ci disse la tipa dell’agenzia TGV di Milano, ma si era sbagliata.
Per il bus navetta dovevamo prendere un ulteriore trenino che ci avrebbe portato al bus navetta. Lo prendiamo dopo non poche difficoltà nel salire e scendere varie scale con tutto il nostro seguito ed il treno era completamente vuoto.

Nessuno tranne un ragazzo dall’aspetto molto losco che avendo un treno a sua disposizione decide di sedersi accanto a me e puntarmi i bagagli. Mi stava addosso, guardava i bagagli come se li contasse e poi ha iniziato a scrivere al cellulare. Mi faceva paura, sembrava che stesse avvisando qualcuno dell’arrivo di turisti ben forniti di bagagli.

Arrivati alla stazione il cuore inizia a battermi forte. Sperduta e deserta e sto tipo che ci seguiva. Salite le rampe di scale a piedi con enorme fatica trovo un ragazzo di colore che “gentilmente” ci tiene aperte le porte. Secondo me era il complice che ci aspettava, ma che è stato disturbato dall’arrivo di un uomo e una donna.

Usciamo fuori, semi buio e deserto ci avviciniamo ad un bus per chiedere info sulla navetta e l’autista ci dice che era oramai partita e che fino al mattino dopo non ce n’erano più. Panico. Buio, stanchi, pieni di bagagli e il tipo che ci girava attorno. Vediamo un taxi e ci catapultiamo dentro.

Un signore molto gentile, che scoprirò poi si chiama William, ci accompagna al porto finalmente al sicuro e quasi alla fine dell’avventura. Si offre per farci da interprete alla biglietteria e per fortuna… visto che scopriamo che i cani a bordo del traghetto viaggiano solo se in auto. Mi sento male. Non avevamo un’auto. A Milano ci avevano detto che i cani viaggiavano tranquillamente in traghetto altrimenti ne avremmo noleggiata una per la traversata. Fabrizio e il taxista patteggiano. Ci accompagnerà lui pagandogli il biglietto A/R più naturalmente il servizio taxi. Totale 350€ che non avevamo in cash. Risaliamo in auto e ci porta a prelevare.

Si fanno i biglietti e ci avviamo verso l’imbarco. Dogana… documenti e controllo alle bimbe con tanto di macchinetta x leggere i loro microchip. Tutto ok si sale finalmente a bordo. Siamo parcheggiati in stiva ed ero felice che finalmente stava x finire questo non poco devastante viaggio. Credevo! Il tipo della sicurezza navale mi invita a scendere lasciando le bambine in auto. Sbotto e do di matto urlando come una pazza tanti no a raffica. Mi rifiuto di scendere. Sofia ha avuto troppi traumi in queste ultime settimane per via dello svuotamento della casa dove abitavamo a Milano vedendosi portare via le sue cose e le sue sicurezze e per la settimana che e’ rimasta con estranei a casa mentre noi eravamo a Londra a cercare alloggio.
Lei è troppo delicata e sensibile e non avrebbe retto. Urlo che o mi lasciano in auto o me ne torno indietro. Il taxista ci prova in tutti i modi con la guardia ma la legge è legge e mi obbligano a scendere. Mentre mi allontanavo la sentivo ululare come un lupo. Mi spaccava il cuore.

Ho passato 90 minuti a piangere e tremare. Quando sono tornata alla macchina l’ho sentita che ancora piangeva. Come l’ho abbracciata mi ha leccata tutta. Finalmente assieme di nuovo. Il taxista nel prezzo aveva incluso anche il viaggio dal porto alla stazione di Dover. Era tardi, rischiavamo di perdere l’ultimo treno e così fu. Arriviamo ed era partito da 5 minuti.

Di fronte alla stazione c’è un B&B ma erano le 11 della sera. Tentiamo di provarci sempre con l’aiuto del taxista. Non accettano cani. Il taxista spiega la situazione e ci danno una stanza a 4 letti con cucina e doccia ma senza riscaldamento. E lì siamo sulla manica e il freddo era davvero freddo. Accettiamo x 50£ a persona. Finalmente riesco a liberare un poco Elettra dopo 18 ore di trasportino. Non ha mangiato, non ha fatto bisogni perché è abituata alla lettiera ma si è comunque almeno mossa un pochino. Dormo con i vestiti sopra il pigiama x il freddo.

Alle 7.30 senza lavarmi e vestita con il pigiama sotto andiamo al treno. Forse siamo quasi alla fine. Abbiamo anche recuperato un moschettone per il guinzaglio e saliamo a bordo. Due ore di viaggio in un treno che, andando alla stazione di London Bridge all’ora di punta, era stipato di persone ma riesco a trovare un buco dove sedermi con Sofia in braccio.

Arriviamo a Londra finalmente! La ragazza dei biglietti ci dice che il treno per Streatham era al binario 5. Scendiamo in mezzo a un sacco di persone che vanno al lavoro. Io sempre con Sofia sotto l’ascella sinistra per paura che scappasse in mezzo ai treni. Non era il binario giusto. La tipa si era sbagliata. Mi siedo per terra in preda ad una crisi di nervi. Il dolore alle spalle per il peso dello zaino era insostenibile e il braccio sinistro paralizzato per aver troppo retto e a lungo gli 8kg di Sofia. Ultimo sforzo Mari mi dicevo.
E pensavo al mio maestro Zen Hsu Yun che faceva prostrazioni ogni 3 passi e mangiava aghi di pino durante un suo lungo viaggio durato anni. Questo pensiero mi dava conforto, ero in piedi dal giorno prima con 3 brioches, una banana e una pizzetta. Chiediamo per il treno e ci dicono binario 16 che stava dall’altra parte. Scale e scale. Ero morta. Arriviamo al 16…chiuso per lavori in corso. Oramai seguivo Fabrizio come uno zombie. Prendiamo il sospirato treno ed arriviamo a Streatham dove per fortuna la stazione è a 2 minuti a piedi da casa.

imageedit_5_6629048842Apriamo il cancelletto del nostro giardino e troviamo Ophelia (a sinistra nella foto), una gatta della zona a cui ho dato quel nome e che ci teneva compagnia in casa durante la nostra permanenza nella nuova casa prima del rientro a prendere le bambine. Ci stava aspettando. Tutta la tensione mi è passata. Elettra ha resistito tutte quelle ore senza mangiare, bere, fare i bisogni. Appena in casa è volata verso la lettiera e ha fatto una “plin-plin” di 15 minuti. Sofia ha dato prova di essere paziente, dolce e buona. Non ha fatto un’abbaiata durante tutto il viaggio. Bravissime! Sono fiera di loro…

A ricordarmi il tutto, per giorni, erano solo i segni rossi tra collo ed ascelle lasciati dalle cinghie dello zaino. Stigmate di un calvario di viaggio. Che poi a pensarci bene perché abbiamo affrontato tutto questo?
Perché in aereo non volevano Sofia a bordo e avrebbe dovuto viaggiare in stiva. E in stiva ci ha viaggiato comunque in traghetto ma con la differenza che in aereo ci avremmo messo 90 minuti e con costi decisamente inferiori.

PS: la casa l’abbiamo trovata iscrivendoci ad un’agenzia. Abbiamo speso 130£ ma la sera stessa abbiamo dormito in quella che e’ ancora adesso la nostra casetta. Due stanze, doccia e giardino privato a 190£ a settimana “all inclusive”.

Appena arrivati abbiamo aperto un conto in banca dove abbiamo trovato un ragazzo di Roma molto carino e disponibile che ci ha aiutati tantissimo e dove stiamo mandando le persone che conosciamo e che sono appena arrivate qui.

Ci siamo iscritti al Job centre e abbiamo il N.I.N. Nel giro di 15 giorni ho iniziato a lavorare in una famiglia privata e dopo una settimana, tramite un’agenzia italiana in Oxford Street, ha iniziato anche Fabrizio come lavapiatti in un ristorante a Chelsea. Ha lavorato in questo posto per poco piu’ di un mese. Adesso fa delivery per una ditta che fornisce i ristoranti, gira tutto il giorno con il furgone per le strade di Londra e dice che in fondo non e’ difficile guidare al contrario. Tutto procede per il meglio e ho voluto raccontare la mia storia perche’ possa essere d’incoraggiamento a tutte quelle persone che per un motivo e per l’altro sono stanchi di vivere in Italia e vogliono fare il “grande salto”. Si puo’, basta volerlo!

Ho dimenticato di dire che Fabrizio ha 45 anni e io 55. E se lo abbiamo fatto noi… :)”
Vi propongo il Blog di Mari http://risoezenzero.blogspot.co.uk/
Un ringraziamento va a Mari per aver condiviso con noi la sua esperienza. Grazie!

Ecco le regole aggiornate dal Pet Travel a cui dovrete rigidamente attenervi:

Come detto sopra non vige più la regola della quarantena.
– Tutti gli animali devono avere il microchip.
– Tutti gli animali devono essere vaccinati contro la rabbia. La vaccinazione va fatta almeno 21 giorni prima della partenza.
– I cani devono essere vaccinati contro la tenia, tra i 5 giorni e le 24h precedenti il viaggio. Non barate! I controlli, soprattutto per chi arriva in aereo, sono molto rigidi e in caso non siano state seguite le norme alla lettera, c’è il rischio che l’ animale venga rispedito indietro.
– Tutti gli animali devono viaggiare con regolare passaporto (pet passport) compilato in tutte le sue parti: al suo interno vengono indicati i dati del padrone, i dati dell’animale e tutte le vaccinazioni a cui l’animale è stato sottoposto (con data, firma del veterinario e nome del farmaco).
In ogni caso, per terra, mare o in volo dovete far viaggiare il vostro animale in apposito trasportino omologato
tipo ATLAS40-50-60 in base alla taglia.

Come detto, il trasporto in aereo, soprattutto dei cani di media-grande taglia, stà diventando quasi impossibile; pochissime compagnie li accettano e quando lo fanno il biglietto costa di media 1500 euro.
Il biglietto per il gatto o cane di piccola taglia costa mediamente 800 euro.
Quì trovate le compagnie che dicono di accettare animali

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