Miscellanea

The Good Friday, il venerdì Santo nelle antiche tradizioni inglesi

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In un momento particolare della Storia dell’ Umanità, colpita dal Coronavirus nel corpo e nella mente,  le tradizionali manifestazioni liturgiche legate alla settimana Santa non potranno svolgersi  all’ aperto.
Non ci sarà quindi la Passione di Cristo a Trafalgar Square, così come le celebrazioni di tante sante Messe a cui eravamo abituati. Dovremo accontentarci di seguire in tv e nei social  tutto ciò che ogni giorno i bravi sacerdoti riescono a trasmettere, a iniziare dalla diretta Mondiale della Messa del Giovedì e del Venerdi Santo e Messa Pasquale celebrate da Papa Francesco.

Sotto il buon Gaetano ci parla del Buon Venerdì, il Good Friday nelle antiche tradizioni inglesi.

IL BUON VENERDI’

Brevi annotazioni sulle credenze magico-taumaturgiche del Venerdì Santo inglese

Nel 1898 l’archivista Hubert Hall (1857-1944) pubblicava a Londra uno straordinario ed impareggiabile volume intitolato The Antiquities and Curiosities of the Exchequer. Corredata di squisite illustrazioni e disegni, la prolissa monografia si proponeva di classificare le collezioni di antichità, compresi i cosiddetti “gabinetti di curiosità” del Cancellierato o Ufficio del tesoro di Sua Maestà. Tra le bizzarre curiosità catalogate da Hall si annoverano gli angels o monete d’oro benedette del XVI secolo associate alla guarigione della scrofola. Si vide il miracolo del “tocco regale” rivestire un fasto del tutto particolare, nel giorno del Venerdì Santo ribattezzato dagli inglesi col nome di Buon Venerdì, Good Friday appunto.
Le cronache riferiscono che ogni anno nel giorno del Venerdì Santo i re d’Inghilterra adoravano la croce, una croce nella quale era inserita, diceva la tradizione, una particella del legno sui cui il Cristo era stato inchiodato.

A partire dal regno di Edoardo II (1307-1327), il rito si complicò. Il re deponeva sull’altare questi pezzi d’oro, li “riscattava”, si diceva allora, mettendo al loro posto una somma equivalente, ma in spiccioli qualsiasi.
Con i metalli preziosi, appena ripresi e sostituiti, il sovrano faceva, poi, fabbricare anelli che non erano gioielli ordinari, ma che erano, come si diceva allora, capaci di guarire da certe malattie coloro che li portavano. Molte ricerche sono state fatte al fine di sapere quali malattie erano così guarite. Alcuni testi parlano di dolori o spasmi muscolari, e, soprattutto, l’epilessia, da cui il nome di cramp rings, anelli contro il crampo, sotto il quale nome gli storici inglesi li designano ancora ai giorni nostri.

A questi anelli miracolosi furono dati dei patroni.
Fu, prima, Giuseppe d’Arimatea, cui è attribuito l’onore di avere sepolto Gesù, e che in seguito evangelizzò i popoli dell’isola di Bretagna. Amalgamando le antiche credenze, la tradizione popolare immaginò che questo personaggio avesse portati in Inghilterra parecchi segreti ricavati dai libri di Salomone, fra gli altri, l’arte di guarire gli epilettici per mezzo degli anelli. In seguito, in ragione della venerazione da cui era circondato Edoardo il Confessore (1003-1066) la cerimonia del Venerdì Santo fu posta sotto il suo patronato, mentre, in qualche opera religiosa, la si metteva sotto l’invocazione di San Giovanni l’Evangelista.

Tuttavia, seguendo dai primi secoli della Chiesa, lo spirito della liturgia che anima i sacri riti del Venerdì Santo, pare che le origini vere delle cerimonie di questa festa, praticate in Inghilterra, non possano essere riferite ad alcun personaggio.
Esse emanano dall’importanza stessa di questa commemorazione sacra.
Nella taumaturgia dell’Inghilterra si parla, a parecchie riprese, del Venerdì Santo.
Alla fine del regno di Enrico VIII (1547) e sotto Edoardo VI (1547-1553), il rito del Venerdì Santo fu spogliato dalle forme romane. Sotto Maria Tudor (1553-1558), cattolica zelante, questa cerimonia fu ripresa secondo il rituale primitivo ed i fasti che l’accompagnavano furono regolati con una grande sontuosità.

Dopo l’avvento di Elisabetta, nel 1558, la Corte, ridivenuta protestante, abrogò queste cerimonie.
Il rito del “Buon Venerdì” continuò, tuttavia, ad essere celebrato in Scozia.
In questo paese, gli anelli medicinali erano offerti agli stranieri di distinzione e considerati come un regalo di alto valore.

Gaetano Algozino, Londra 6 aprile 2020

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