Calcio Inglese

Storia del Calcio Inglese

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The Beautiful Game, Storia e curiosità del Calcio Inglese

Per una microstoria del calcio inglese.

The Beautiful Game. Con queste due parole, asciutte e pregnanti, è conosciuto il gioco del calcio nel Regno Unito.
Il calcio è una delle poche, rare e preziose cose che ossessiona gli inglesi fin dal XII secolo.
La baruffa e il caos per spingere una palla rivestita di pelle dentro la porta della squadra sfidante, entro il termine di novanta minuti, è sicuramente il più importante contributo degli inglesi al mondo dello sport.
L’impulso di calciare un oggetto rotondo è stato presente sin da quando gli umani sono apparsi sulla terra.

Origini del  gioco del calcio

La prima partita di calcio, probabilmente, fu giocata quando due o più persone, agendo su questo impulso, gareggiarono nel tentativo di calciare un oggetto rotondo in una direzione piuttosto che in un’altra.
Le prove di partite di calcio organizzate in Grecia e Cina risalgono a più di 2000 anni fa, ma gli storici non hanno
idea di come esse siano state giocate.
Affermazioni che il calcio di qualche tipo fosse giocato in tutto ‘’Impero Romano sono plausibili, ma il gioco dell’harpastum, spesso citato a sostegno di queste affermazioni, sembra aver coinvolto il lancio di un pallone
piuttosto che il calcio.
Sebbene i giochi di calci fossero giocati dalle popolazioni indigene del Nord America, erano molto meno popolari dei giochi di stickball che sono l’origine del moderno gioco del lacrosse.
Secondo antiche leggende e tradizioni orali, pare che una sorta di antenato del calcio fosse già in pieno sviluppo in Inghilterra nel XII secolo.
Si trattava di partite giocate sui prati e sulle strade di campagne e città, senza particolari regole, con una palla di pezze rattoppate che veniva passata di giocatore in giocatore sia con i piedi che con le mani.
Le partite di calcio popolare del XIV e XV secolo, che di solito venivano giocate tra Carnevale e Pasqua, potrebbero aver avuto origine in riti pagani di fertilità che celebravano il ritorno della primavera.
Si trattava di affari piuttosto tumultuosi.
Quando il villaggio gareggiava contro il villaggio, calciando, lanciando e portando una palla di legno o di cuoio (o una vescica animale gonfiata) attraverso i campi e sopra i ruscelli, attraverso le porte strette e le strade più strette, tutti erano coinvolti: uomini e donne, adulti e bambini, ricchi e poveri, laici e clero.
La caotica gara si concludeva quando un abitante del villaggio particolarmente robusto o abile riusciva a far passare la palla attraverso il portale della chiesa parrocchiale del villaggio opposto.
Quando il calcio popolare era confinato in un singolo villaggio, le squadre erano tipicamente formate da sposati contro non sposati, una divisione che suggerisce le origini del gioco nel rituale della fertilità.
Il gioco era alquanto violento. La versione francese, nota come soule, è stata descritta da Michel Bouet in Signification du sport (1968) come “un vero combattimento per il possesso della palla”, in cui i partecipanti lottavano “come cani che lottano per un osso”.
La versione britannica, che è stata studiata più a fondo di ogni altra, era, secondo Barbarians, Gentlemen and Players (1979) di Eric Dunning e Kenneth Sheard, “una forma piacevole … di eccitazione simile a quella suscitata in
battaglia”.

Il Calcio Inglese

Non sorprende che la maggior parte delle informazioni sul calcio popolare medievale provenga da documenti legali. Edoardo II bandì il gioco nel 1314, e i suoi successori ripeterono il divieto nel 1349, 1389, 1401 e 1423, il tutto nel vano tentativo  di privare i loro sudditi disobbedienti del loro “disordinato piacere”.
Nonostante i divieti, i registri dei processi penali continuano a fare riferimento a vite perse e proprietà distrutte nel corso di una partita di calcio annuale.
Il resoconto più dettagliato, tuttavia, è la descrizione di Richard Carew dei violentissimi scontri presso le porte, contenuta nel suo Survey of Cornwall (1602).
Che il calcio popolare britannico non fosse diventato notevolmente più civilizzato durante il Rinascimento si può evincere dalla condanna di Sir Thomas Elyot.
in The Governour (1537). Egli lamentava i giochi di “furia bestiale e violenza estrema”.
Anche Giacomo I, che difese la legittimità dei passatempi tradizionali inglesi all’epoca delle condanne puritane, cercò di scoraggiare i suoi sudditi dall’indulgere nel calcio popolare.
Egli scrisse in Basilikon Doron ovvero le istruzioni di Sua Maestà al carissimo figlio, Enrico il Principe (1603) che quel gioco “ruvido e violento era più complicato che renderne capaci i giocatori.”
Nell’Italia del Rinascimento lo sport rudimentale inglese del football divenne calcio, un gioco popolare tra i giovani aristocratici alla moda, che lo trasformarono in un passatempo altamente formalizzato e notevolmente meno violento giocato su spazi rettangolari delimitati disposti in piazze urbane come Piazza Santa Croce in Firenze.
Giovanni Bardi, nel suo Discorso sopra il gioco del calcio fiorentino (1580) scriveva che i giocatori dovevano essere “gentiluomini, dai diciotto anni ai quarantacinque, belli e vigorosi, di galanti portamento e di buona relazione.”
Ci si aspettava che indossassero “bei vestiti”.
In una stampa contemporanea, picchieri in uniforme sorvegliano il campo e preservano il decoro.
Memore di questo glorioso passato, nel 1909, in un momento di fervore nazionalistico, la Federazione Italiana del Calcio cambiò nome in Federazione Italiana Gioco del Calcio.
Come aspetto di una tradizione locale più o meno ininterrotta, in città come Boulogne-la-Grasse e Ashbourne (Derbyshire), le versioni del calcio popolare sopravvissero in Francia e in Gran Bretagna fino all’inizio del XX secolo. Sebbene tutti gli sport calcistici moderni si siano evoluti dal calcio popolare medievale, essi derivano
più direttamente dalle partite giocate nei cortili delle scuole piuttosto che dai verdi villaggi o dai campi aperti. Nel 1747, nella sua Ode on a Distant Prospect of Eton College, Thomas Gray si riferì alla “palla volante” e alla “gioia spaventosa” (fearful joy) che forniva la “progenie inattiva” (idle progeny) dell’élite inglese.

Il Calcio inglese tra il XVIII e XIX Secolo

gli eroi del calcio ingleseTra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo a Eton, Harrow, Shrewsbury, Winchester e in altre
scuole pubbliche, il calcio veniva giocato in forme violente quasi quanto la versione medievale del gioco.
Quando i diplomati di questi College aristocratici entrarono nelle università di Oxford e Cambridge, furono piuttosto riluttanti nell’abbandonare la loro “gioia spaventosa”.
Poiché nessuno di loro era pronto a giocare secondo le regole della scuola di qualcun altro, l’unica soluzione razionale era creare nuovi giochi che incorporassero le regole di diversi College.

Il primo club di calcio della storia moderna, il Nottsy Count, fu fondato nel 1862,  mentre la federazione per il calcio, la England’s Football Association, nacque l’anno seguente, nel 1863.
Essa imperniò le regole del gioco su quelle concepite da Edward Thring, preside della Oundle School, che, in uno sforzo di semplificazioni delle procedure, aveva denominato il calcio “The Simplest Game”.
In seguito, il legittimo pagamento dei giocatori dal 1885 spinse alla formazione della Football League (1888), l’Irish League (1890) e la Scottish League (1891).
L’inizio delle partite alle 3 postmeridiane di ogni sabato divenne presto un rito nazionale, attirando un numero incredibile di spettatori e tifosi: si calcola che circa 119.000 persone assistettero al “derby” Glasgow
Celtic e Rangers nel 1939, e più di 41 milioni di fans parteciparono alle partite della stagione calcistica 1948-49.
Nel 1950 si giocò la prima partita serale a metà settimana in appositi spazi illuminati.
Gloria suprema per i fans dell’Inghilterra fu la trionfale vincita della coppa del mondo a Wembley nel 1966, coincidente con gli anni dello swing ( swinging London), che produsse il primo sex symbol del calcio, George Best.

La massiva partecipazione alle partite di calcio conobbe una battuta d’arresto quando l’Inghilterra perse la qualificazione ai finali della coppa del mondo e la violenza tra i tifosi rovinò gli stessi incontri calcistici.
Nel 1989, 96 tifosi, per lo più di Liverpool, furono schiacciati a morte nella tribuna dello stadio durante
un’affollatissima partita di coppa della FA a Sheffield.
Il conseguente Taylor Report obbligò tutti i club a porre fine ai posti in piedi negli stadi e a riconvertire le tribune, se
non addirittura costruire nuovi stadi, con posti a sedere.
I prezzi dei biglietti furono innalzati per scoraggiare assembramenti plateali, ma molte famiglie si unirono alle già
numerose folle di fans e tifosi.
Nel 1990 l’Inghilterra raggiunse le semifinali della coppa del mondo, sicché si riaccese una straordinaria passione in tutta la nazione. Due eventi enfatizzarono ulteriormente il fervore calcistico negli anni ’90.
Nel 1991 il Leeds United sottoscrisse il contratto con il calciatore francese Eric Cantona, che contribuì alla vincita del campionato e poi entrò nel Manchester United la seguente stagione, annunciando un notevole influsso di stelle straniere del calcio che entrarono, a poco a poco, nelle varie squadre dell’Inghilterra e della Scozia.
Nel 1992 la First Division si staccò formalmente dagli altri club per formare la Premier League avviando così una lucrativa collaborazione con il canale satellitare BSkyB.
Nel settembre 2018 la nazionale inglese esordì nella Lega A della UEFA Nations League 2018-2019 perdendo in casa contro la Spagna; nelle successive tre gare ottenne un pari esterno contro la Croazia, una vittoria esterna contro la Spagna e un altro successo nel decisivo match interno contro i croati, che proiettò la squadra dei Tre
Leoni al primo posto nel girone, con qualificazione alla final four.
Qui, sconfitta in semifinale a Guimarães dai Paesi Bassi, nello stesso stadio l’Inghilterra batté ai tiri di
rigore la Svizzera, ottenendo il terzo posto nella rassegna.
Tra la fine degli anni ’90 e i seguenti del nuovo millennio, il calcio inglese accresce progressivamente la sua popolarità, essendo sempre gestito e manovrato dalle più influenti compagnie di business.
Attualmente i maggiori club e le formazioni sportive hanno una quotazione in borsa, e i giocatori, pagati più che £30,000 a settimana, hanno ormai raggiunto lo status di pop star.
Sono 65 le squadre inglesi che hanno preso parte ad almeno uno dei 121 campionati inglesi di massima divisione (First Division e Premier League) disputati dal 1888 ad oggi, anche se nessuno di essi ha preso parte a tutte le edizioni del torneo.
Dal 1915 al 1919 e, di nuovo, dal 1939 al 1946 il campionato venne sospeso a causa della prima guerra mondiale e della seconda guerra mondiale.

le principali squadre di calcio inglesi
L’Everton è la squadra che vanta il maggior numero di partecipazioni complessive al campionato (118), mentre l’Arsenal detiene il record di presenze consecutive (95, dalla stagione 1919-1920 ad oggi).
La squadra che ha vinto più titoli di massima divisione è il Manchester United (20).
Nessuna squadra ha partecipato a tutte le edizioni del campionato.
Negli anni duemila si segnalarono le cosiddette big four, Arsenal, Chelsea, Liverpool e Manchester United, capaci di dominare – in maniera pressoché stabile – la scena calcistica nazionale.
A partire dagli anni duemiladieci si è cominciato a parlare di big six per fare riferimento, oltre alle quattro già citate,
a Tottenham Hotspur e Manchester City.
Diverse sono poi le squadre di Londra che militano nei massimi campionati, tra le quali spiccano proprio il Chelsea e l’ Arsenal.
A completamento di questo affresco sintetico e, per ovvie ragioni di spazio, incompleto del calcio inglese, il The Beautiful Game per eccellenza, ci piace citare due grandi scrittori italiani, Antonio Gramsci e Gesualdo Bufalino, che scrissero in maniera arguta e penetrante sul gioco del calcio: “Il calcio è il regno della lealtà umana
esercitata all’aria aperta – Sociologo è colui che va alla partita
di calcio per guardare gli spettatori”.

Gaetano Algozino Leonforte (Enna), 17 gennaio 2021

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