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Royal Ascot

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Royal Ascot. Appunti semiseri e irriverenti di sua Signoria

Considerato da sempre il top degli appuntamenti dell’alta società inglese, Royal Ascot dura complessivamente cinque giorni, da martedì a sabato, nella terza settimana di giugno.
Gran parte del divertimento di Ascot è che ogni giorno è, per così dire, un fashion statement.
Ma, come avverte il sito ufficiale, “sebbene l’intera settimana di Royal Ascot è una sorta di sfilata di moda come nessun’altra, il giorno clou è il giovedì, quando creazioni di designer e capolavori di modisteria snob e fumosa raggiungono nuove, insperate altezze”.
Nel corso degli anni, cappelli nella bizzarra forma di torte nuziali, esposizioni floreali, are e pappagalli in volo, danzatori di flamenco e fantasmagoriche riproduzioni del Big Ben, del London Eye e del Gherkin, tutti in un’unica soluzione, hanno esposto al ridicolo le abitudini più convenzionali. Nessun aspirante alla moda si presenterebbe al Royal Ascot indossando nulla di più fantasioso
che una vasta selezione di piume viola. Perfino l’impeccabile design fotografico di Cecil Beaton per My Fair Lady sembrerebbe un po’ addomesticato per gli standard odierni.
Coloro che sono rimasti sconvolti da una rissa tra ubriachi scoppiata nel Royal Enclosure di Ascot nel 2011 potrebbero voler sapere che i pignoli dell’eleganza e del bon ton ritengono che gli standard siamo ormai scivolati da quasi un secolo.

Nel 1921 fu riferito, con toni sconvolti, che alcune signore indossarono lo stesso vestito per due
giorni consecutivi; nel 1924 alcuni indossarono persino abiti senza maniche, esponendo i segni di vaccinazione (più evidenti e persino meno attraenti di allora) a un mondo sconcertato.
In anni più recenti Sua Signoria ha notato una desolante tendenza, da parte di molte giovani donne che partecipano al Ladies’ Day, a infilarsi in abiti che sembrano più négligé di diverse taglie troppo piccole; vestirsi in modo così succinto nelle fresche, a volte, piovose giornate di fine giugno significa semplicemente mostrare
una quantità poco attraente di donne intirizzite e tremanti con la pelle d’oca.
Altri hanno pure indossato patetici busti di abbronzatura finta, però con l’omissione di coprire i piedi e le caviglie.
E infine molte donne hanno raggiunto livelli di ubriachezza tali da dover barcollare di nuovo al parcheggio tenendo in mano le scarpe con tacchi a spillo, o nella peggiore delle ipotesi, fratturarsi una gamba.
Niente di tutto ciò, a giudizio di Sua Signoria, aggiunge un carattere distintivo all’occasione.
Come ha detto concisamente un suo amico: “Non mi aspetto che abbiano delle cameriere che le aiutino
a vestirsi, ma penso almeno che dovrebbero guardarsi allo specchio prima di uscire di casa!”

Royal Ascot nella tradizione

Tuttavia, con un po’ di fortuna, queste restrizioni sono diventate un ricordo del passato.
Nel 2012, consapevoli che, per usare le loro stesse parole, ci fosse stato stato “un fraintendimento di ciò che costituisce un abbigliamento appropriato per questa occasione formale”, gli organizzatori di Royal Ascot annunciarono revisioni al codice di abbigliamento per i visitatori del Royal Enclosure.
Il codice è sempre stato abbastanza rigoroso e abbastanza specifico – gli ombelichi devono essere coperti, le
minigonne sono inadeguate -, ma ora lo sono ancora di più.
Le donne devono indossare cappelli – e per cappelli intendono cappelli, non torri o bizzarri copricapi dalle forme
più svariate.
Oppure – perché le linee guida sono molto chiare – “un copricapo che abbia una base di 4 pollici (10 cm) o più di diametro è accettabile come alternativa a un cappello”.
Sono vietati i top senza spalline o quelli con spalline succinte; le gonne devono essere di “lunghezza modesta”, appena sopra il ginocchio la più corta consentita.
Per gli uomini sono vietati i fazzoletti a mo’ di fascicollo.
Abito da mattina nero o grigio, con cilindro, gilet e cravatta sono de rigueur.
Questo è, dicono gli organizzatori, sia un chiarimento di cosa significhi l’abbigliamento formale nel mondo
moderno, sia un deliberato tentativo di ripristinare la formalità, che si ritiene che la maggior parte dei partecipanti all’occasione apprezzi.
Le richieste di biglietti per il Royal Enclosure sono accettate solo da quelle sponsorizzate da un membro esistente
che ha partecipato almeno a quattro edizioni precedenti di Ascot.
Se insisti a indossare abiti e cappelli eccentrici (sebbene Sua Signoria ti preghi di riconsiderare ciò) puoi
farlo nel recinto della Grande Tribuna: qui, ora sono obbligatori cappelli o abiti alla moda, dove prima erano semplicemente incoraggiati.
Royal Ascot ha – anche per lo standard degli eventi – una connotazione estremamente reale.
La regina Elisabetta non perde un incontro da 69 anni e, invece di fare mere apparizioni simboliche, vi partecipa per tutti i quattro giorni.
Ogni giorno inizia con la Processione Reale, una tradizione che risale al 1820: i membri della famiglia reale e
gli ospiti d’onore arrivano in una sfilata delle eleganti landau trainate da cavalli, carrozze scoperte i cui tetti possono, come ultima risorsa, essere tirati su se il tempo è inclemente.
Tenendo presente che anche la più esclusiva delle corse prevede il gioco d’azzardo, al Royal Ascot si scommette non solo sui cavalli, ma anche sul probabile colore del cappello di Sua Maestà.
A proposito di cavalli, ce ne sono tantissimi per chi riesce a distogliere l’attenzione dalle sfilate di moda e dalle belle donne.
La grande corsa è denominata The Gold Cup, inaugurata nel 1807 e percorsa su 2 miglia e 4 stadi
(poco più di 4 km). Questa è una lunga distanza nel mondo delle corse in piano – sensibilmente più lunga del Derby o del St Leger – quindi la Gold Cup è una gara per “rimanenti” (stayers) ed è la più prestigiosa corsa del genere al mondo.
I puristi non si sognerebbero mai di chiamarla Ascot Gold Cup, né più la descriverebbero come golfing major, British Open o la classica corsa di cavalli come l’Epsom Derby.
Potrebbero esserci altri eventi in tutto il mondo con questi nomi, ma la mancanza di ulteriori descrizioni implica – giustamente, secondo Sua Signoria – che la Gold Cup,  l’Open e il Derby sono gli originali e ancora i migliori.
Per quanto riguarda l’arrivo ad Ascot, nel caso in cui non siate stati invitati ad arrivare in una landau, il parcheggio va prenotato contestualmente all’acquisto dei biglietti (“in anticipo per evitare delusioni”, come per la maggior parte degli eventi del calendario sociale inglese).


L’ippodromo è vicino sia all’autostrada M2 che alla M4, il che significa che anche l’accesso dalla M40 e dalla M25 è facile.
Bisogna tener presente, tuttavia, che nel corso della settimana, in tempi normali, circa 300.000 persone faranno il loro “devoto pellegrinaggio” ad Ascot.
Il sito web di Royal Ascot informa che è probabile che le strade locali siano congestionate entro le 11:00 (la processione reale è alle 14 e la prima corsa alle 14:30) e Sua Signoria consiglia vivamente a chiunque di indossare scarpe con le quali si può agevolmente fare una passeggiata di sette minuti, qualora si volesse arrivare presto col treno.
Detto questo, un amico di Sua Signoria ha commesso l’errore di unirsi a un treno sovraffollato a
Clapham Junction anziché a Waterloo; ha poi avuto la spiacevole esperienza di viaggiare per cinque ore attraverso cinque contee per compiere un viaggio che normalmente dovrebbe durare 44 minuti.
Arrivare presto va benissimo, ma non evita l’altro problema: quasi tutti vogliono partire alla stessa ora.
Una soluzione a ciò è perdere l’ultima gara (o due) e partire prima delle orde; forse una soluzione migliore è
fare un picnic leggero e mangiarlo nel parcheggio aspettando che il peggio del traffico si attenui.
Il parcheggio è a una certa distanza dal percorso, quindi Sua Signoria – come spesso accade – consiglia scarpe comode (che possono essere cambiate al vostro arrivo).
La sua esperienza è che, lungi dal guardarti di traverso, i parcheggiatori ti faranno i complimenti per il tuo sano buon senso.

Gaetano Algozino Leonforte (En) 19/06/2021

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