Letteratura inglese

George Eliot

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Strutture sociali e intelligenza emotiva. L’arte narrativa di George Eliot

George Eliot: Vita e opere

Come una splendida meteora nell’universo maschilista dell’Inghilterra vittoriana, la lunga e intensa
esistenza di George Eliot (1819-1880) si muove su un versante decisamente provocatorio che tenta di
scardinare le false sicurezze di un’esistenza compiaciuta nello spazio rassicurante e borghese della città
industriale, additando la vita antiurbana delle campagne inglesi come antidoto alla cristallizzazione dei
sentimenti e degli istinti vitali.
Sicuramente una delle più autorevoli scrittrici inglesi, George Eliot, pseudonimo di Mary Ann (Marian) Evans, è ancora oggetto di ammirazione da parte di lettori e critici per la sua penetrante capacità di osservazione e per il profondo scavo psicologico dei suoi personaggi; tra le sue più sincere ammiratrici vi era la regina Vittoria, che si diceva divorasse con voracità tutti i suoi libri.
Nata nel 1819 vicino a Nuneaton, nel Warwickshire, Mary Ann (Marian), la sopravvissuta figlia più giovane di Robert Evans, un rispettabile possidente terriero, durante la sua infanzia fu particolarmente legata al fratello Isaac; la loro relazione è adombrata in quella tra Maggie Tulliver e il suo amato fratello Tom nel capolavoro, The Mill on the Floss.

La maggior parte della sua giovinezza fu trascorsa quasi interamente in un clima di totale estraneità, se non ostilità alle correnti culturali dell’epoca e alla stessa attività letteraria, essendo stata profondamente influenzata dalla predicazione evangelica del pio e devoto Reverendo John Edmund Jones.
Non fu se non fino al 1833-34 che George, dopo aver incontrato gli intellettuali progressisti Charles e Caroline Brays, incominciò a mettere in questione le sue credenze ortodosse, sviluppo quest’ultimo che sconcertò il padre e lo portò addirittura a prendere le distanze da lei per un certo periodo.
Dopo la morte della madre, nel 1836, George divenne la badante e la domestica del padre; ciò non la distolse dall’attendere con cura alla sua formazione intellettuale, ma anzi trovò tempo per perfezionare la conoscenza del tedesco e dell’italiano che leggeva e traduceva senza difficoltà alcuna.
La sua amicizia con i Brays, dopo che si trasferì a Coventry nel 1841, ebbe come esito l’offerta di tradurre in inglese La Vita di Gesù del filosofo tedesco David Strauss (1808-1874), promotore della teologia protestante liberale che con il suo approccio storico-critico alle Sacre Scritture negava la divinità di Cristo.
The Life of Jesus fu l’unica opera a portare il suo vero nome, Marian Evans.

La collaborazione con i Brays, per via della traduzione dell’opera straussiana, la condusse successivamente all’incontro con l’editore John Chapman il quale, acquisita la Westminster Review nel 1851, designò George Eliot direttrice editoriale.
Dopo la morte di suo padre, nel 1851, George si trasferì a Londra, alloggiando per un certo periodo presso la casa dello stesso Chapman.
Quivi venne finalmente a contatto con l’intellighenzia londinese del secondo ottocento, e in particolar modo strinse rapporti di amicizia con il filosofo Herbert Spencer (1820-1903) e con il versatile critico letterario George Henry
Lewes (1817-1878).
Maturò ben presto forti sentimenti per Spencer, che l’avrebbe pure sposata eccettuato il fatto che ritrovò in essa una personalità “morbosamente intellettuale”.
Frequentando con più assiduità Lewes, nel 1854 maturò la difficile e sofferta decisione di dividere la casa con lui; il
matrimonio era fuori questione, dal momento che Lewes era già sposato con una donna molto strana.
Si rivelò ben presto una “unione” forte, fruttuosa e appassionata, sebbene solo sul piano intellettuale, e durò fino alla morte di Lewes, nel 1878.
Lewes ebbe un’influenza decisiva e determinante su George, a tal punto da persuaderla ad abbandonare gli studi filosofici per abbracciare la composizione letteraria di romanzi, storie e racconti.
Nel 1858 apparvero le prime storie raccolte sotto il nome di Scenes of Clerical Life, con lo pseudonimo di George Eliot che provocò le più svariate speculazioni.
Immediatamente, Eliot fu riconosciuta e acclamata come scrittrice di straordinario talento, cosicchè seguì il meritato successo con la pubblicazione di tutte le opere narrative: Adam Bede (1859), The Mill
on the Floss (1860), Silas Marner (1861), Romola (1863), in cui cambia la tipica ambientazione degli
altri romanzi nelle Midlands, Felix Holt: The Radical (1867), Middlemarch (1872) e Daniel Deronda
(1876). Fu inoltre autrice di numerosi e prestigiosi saggi, articoli e recensioni.
Sette mesi prima della sua morte, avvenuta nel 1880, George sposò John W. Cross, un vecchio amico ed ammiratore, che fu poi il suo primo biografo.
Eliot fu seppellita nel cimitero monumentale di Highgate accanto a G. W. Lewes.
Fu tenuta in altissima considerazione da scrittori come Virginia Woolf e Frank Raymond Leavis, il quale scrisse che “George Eliot non è trascendentalmente grande come Tolstoy, ma è ugualmente grande, ed è grande allo stesso modo”.

The Mill on the Floss, l’ opera più importante di George Eliot

The Mill on the Floss è considerato unanimente il capolavoro della Eliot.
Pubblicato nel 1860, il romanzo, attingendo ad alcuni aspetti dell’angosciata giovinezza di Mariam/George, si compone di sette libri: I Boy and Girl, II School-Time, III The Downfall, IV The Valley of Humiliation, V Wheat
and Tares, VI The Great Temptation, VII The Final Rescue.
In un arco temporale compreso tra i dieci e i quindici anni, il romanzo descrive in dettaglio le vite di Tom e Maggie Tulliver, fratelli che crescono all’ombra del Dorlcote Mill, sul fiume Floss.
Il mulino si trova all’incrocio tra il fiume Floss e il suo affluente Ripple, vicino al villaggio di St Ogg’s nel Lincolnshire. Sia il fiume che il villaggio sono immaginari.

L’azione storica del romanzo si svolge tra il 1820 e il 1830: numerosi riferimenti storici collocano gli eventi nel libro dopo le guerre napoleoniche, e comunque non prima delle leggi del 1832.
Maggie Tulliver è la protagonista della storia, che inizia quando lei ha nove anni.
La sua relazione con il fratello maggiore Tom si intreccia alle altre relazioni sentimentali con Philip Wakem (un amico gobbo, sensibile e intellettuale) e con Stephen Guest (vivace intellettuale socialista di St Ogg e presunto fidanzato della cugina di Maggie Lucy Deane), costituendo il file rouge della intera narrazione.
Tom e Maggie hanno un legame stretto ma complesso, che continua, tra alti e bassi, per tutto il romanzo.
Questa relazione è caratterizzata dal desiderio di Maggie di riconquistare l’amore incondizionato di suo padre prima della sua morte.
La natura pragmatica e riservata di Tom si scontra con l’idealismo e il fervore di Maggie per le conquiste di una vivida esperienza intellettuale.
Varie crisi familiari, tra cui il fallimento del mulino, il rapporto rancoroso di Mr Tulliver con il padre di Philip
Wakem, che provoca la perdita del mulino e la prematura morte di Mr Tulliver, intensificano le differenze tra Tom e Maggie ed evidenziano ancor di più la problematicità del loro amore reciproco.
Per aiutare suo padre a ripagare i suoi debiti, Tom lascia la scuola per entrare nel vivo nella gestione dell’azienda. Alla fine riesce a conseguire una piccola fetta di successo, ripristinando l’antica tenuta della famiglia, mentre Maggie languisce nella casa impoverita dei Tulliver, considerando la sua attitudine intellettuale sprecata nello stato di isolamento sociale in cui è costretta a vivere.

George Eliot, biografia

Attraversa anche una profonda crisi spirituale, durante la quale vorrebbe rinunciare al mondo, spinta dalla lettura
del libretto spirituale De Imitatione Christi di Thomas da Kempis.
Questa rinuncia è messa alla prova da una rinnovata amicizia con Philip Wakem, con il quale aveva stretto amicizia quando questi e il fratello Tom erano studenti.
Contro i desideri di Tom e di suo padre – che entrambi disprezzano i Wakem – Maggie incontra segretamente Philip e fanno lunghe, memorabili passeggiate attraverso i boschi.
La relazione che instaurano si basa in parte sulla sincera pietà di Maggie per gli esseri umani negletti e rifiutati, ma serve anche come sbocco per i suoi inappagati desideri intellettuali di natura romantica.
L’attrazione di Philip e Maggie è, in ogni caso, irrilevante a causa dell’antipatia familiare.
Philip riesce a convincere Maggie a fidanzarsi con lui.
Quando Tom scopre la relazione tra i due, costringe sua sorella a rinunciare a Philip e alle false e aleatorie speranze di sperimentare un mondo più ampio e più ricco di possibilità intellettuali.
Passano diversi anni, durante i quali muore il signor Tulliver; Lucy Deane invita Maggie ad abitare con lei, vivendo una vita di svaghi colti e raffinati, a cui Maggie aspira profondamente.
Questa vita mondana, fatta di lunghe ore di conversazioni letterarie e di esecuzioni musicali al pianoforte, la porterà ad incontrare il pretendente di Lucy, Stephen Guest, un residente di spicco di St Ogg.
Stephen e Maggie, contrariamente ai loro giudizi razionali, si attraggono l’un l’altro.
La complicazione è aggravata dall’amicizia di Philip Wakem con Lucy e Stephen; Philip e Maggie si riavvicinano e l’amore di Philip per lei si riaccende, mentre Maggie, non più isolata, gode delle attenzioni clandestine di Stephen Guest, mettendo in discussione la sua passata promessa d’amore fatta a Philip.
Lucy comincia a nutrire dei sospetti circa la relazione tra Maggie e il suo Stephen, e durante una gita in barca preferisce mettere Philip e Maggie insieme, senonché Stephen prende inconsapevolmente il posto destinato a Philip.
Quando Maggie e Stephen si ritrovano a navigare da soli il fiume ella propone a Stephen di salire a bordo di una nave di passaggio per la prossima grande città, Mudport e, una volta arrivati lì, di unirsi in matrimonio.
Nasce un’accesa discussione tra i due, ma Maggie è troppo stanca di ascoltare le scuse di Stephen, il quale approfittando della sua ritrosia abbandona la barca.
Vanno a bordo di una nave diretta a Mudport e, durante il viaggio, Maggie si strugge interiormente tra il suo amore per Stephen e i suoi doveri verso Philip e Lucy, che erano stati stabiliti quando, povera e isolata, aveva
abbandonato casa Tulliver diventnado dipendente da loro in tutto e per tutto.
All’arrivo a Mudport,  Maggie rifiuta Stephen e ritorna a Saint Ogg, il villaggio natale, ove vive per un breve periodo come emarginata, mentre Stephen fugge in Olanda.
Maggie, in cerca di riconciliazione e di un rifugio sicuro, si reca dal fratello Tom, che la rigetta violentemente dicendole che non sarà mai più la benvenuta sotto il tetto di casa Tulliver.
Intanto Lucy e Philip ristabiliscono i rapporti con Maggie, sia durante una commovente riunione che attraverso l’invio di una eloquente e accorata missiva.
Il breve esilio di Maggie termina quando il fiume si allaga.
Dopo aver lottato contro le acque in tempesta, Maggie trova rifugio in una barca e preso con se il fratello Tom, si mette in viaggio con lui per salvare Lucy Deane e la sua famiglia.
In un breve e intenso momento di tenerezza, il fratello e la sorella si riconciliano da tutte le colpe passate.
Ma la tempesta infuria di nuovo facendo capovolgere la barca. Maggie e Tom annegano in un abbraccio, dando così al libro un solenne finale biblico: In their death they were not divided – Nella loro morte, non furono divisi.

Maggie è una delle più grandi eroine della letteratura inglese.
Donna ardente, impulsiva, assetata di conoscenza e mezza selvaggia al pari delle zingare, che pur di fuggire alla tormentosa relazione col fratello Tom, valuta anche la possibilità di vivere con le zingare tingendosi la pelle di
marrone. Nel capitolo II del secondo libro vi è una frase potente che mette in ginocchio, se non in ridicolo, il concetto borghese, vittorianamente ipocrita, di rispettabile decoro che assegna alle donne un ruolo subalterno: the Gypsies, she considered, would gladly receive her and pay her much respect on account of her superior knowledge. Quella superiore conoscenza intellettuale, negata alla donna vittoriana, angelo menomato del focolare domestico e tenuto in uno stato di perenne minorità, viene qui riconosciuta e gioiosamente rispettata dalle zingare, contraltare del perbenismo borghese di maritipadroni, narcisisti e senza cuore che trattavano le loro mogli al pari di bambole da collezione.
La tormentata battaglia di Maggie nel compiere il proprio dovere di donna dichiarandosi “appartenente” a Tom, è in continuo e perenne bilico con la sua innata indole di selvaggia, sicchè per “essere totalmente se stessa” si muove da una crisi ad un’altra senza trovare il proprio baricentro, fino a quando, con l’eclissarsi delle fortune di Tulliver, la rottura tra Maggie e la sua famiglia diventa quasi irriconciliabile.
Ma il più grande errore di Maggie sarà quello di innamorarsi di Stephen Guest, che è già fidanzato ad un altra donna. The Mill on the Floss è sia un tagliente e dissacrante ritratto della vita rurale dell’Inghilterra dell’Ottocento che un’analisi psicologica, profondamente convincente, dei recessi dell’animo femminile.
Pietra miliare nel panorama della letteratura romantica, l’opera di George Eliot è un tentativo altissimo, a volte ben riuscito, di contrapporre le complesse esigenze della morale all’istintività dei desideri naturali, in quel gioco continuo e mai sopito tra strutture sociali ed intelligenza emotiva.

Gaetano Algozino Kidbrooke Village, London

 

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