Letteratura inglese

Edward Morgan Forster

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Le passioni di Edward Morgan Forster: Oriente ed Occidente faccia a faccia.

Nato a Londra, figlio di un architetto di origine tedesca, Edward Morgan Forster (1879-1970) fu educato alla Tonbridge School e studiò lettere classiche e storia al King’s College di Cambridge.
L’esperienza di viaggio in Italia e in Grecia diede forma al background di due famosi romanzi: Where Angels Fear to Tread (1905) e A Room with a View (1908).
Ambedue esprimono in nuce ciò che sarebbe diventata la sua tematica preferita, ossia il bisogno di relazioni umane passionali, vigorose e appaganti, solitamente ambientate in regioni mediterranee e dall’immortale fascino classico, in netto contrasto con i caratteri tipici dell’età edoardiana: ristrettezza mentale, intolleranza e filisteismo.
Camera con vista – da cui il regista britannico James Ivory ha tratto un film (1986) di acclamato successo con un cast eccezionale (Maggie Smith, Judi Vench, Helena Bonham Carter) – è un romanzo di indubbia eleganza stilistica
che combina brillantemente romanticismo edoardiano e riflessione femminista.
Camera con vista è la storia sentimentale della giovane e irrequieta Lucy Honeychurch che intraprende un viaggio in Italia in compagnia della sua petulante cugina Charlotte Bartlett.

Camera con Vista, Morgan ForsterEsse soggiornano a Firenze, dove gli è stata promessa una camera con vista sull’Arno.
Ma giunte alla pensione Bertolini, scoprono con rammarico che la camera volge le spalle al fiume.
Mr. Emerson, un gentiluomo inglese, propone uno scambio con quella del figlio.
Charlotte rifiuta ma l’intervento persuasivo del reverendo Beebe vince la sua resistenza.
Se le maniere inopportune di Mr. Emerson infastidiscono Charlotte, Lucy è affascinata dallo charme del figlio
George, libero pensatore insofferente alle convenzioni sociali.
Una rissa mortale, a cui partecipa accidentalmente, la fa cadere tra le braccia del ragazzo, a cui Lucy
si ostina a resistere. Ma il fato darà ragione a George e a l suo sentimento, sovvertendo l’ordine stabilito.
Ritornata in Inghilterra, Lucy abbandona Cecil, il posatissimo promesso sposo.
I temi trattati in Camera con vista furono al cuore di quel milieu edoardiano caratterizzato dal culto per l’omosessualità filo-ellenica, nel quale Forster, egli stesso omosessuale, crebbe e maturò.
Cambridge diventa l’ambientazione per la prima parte del suo terzo romanzo, The Longest Journey (1907), mentre Howards End (1910), generalmente ritenuto come uno dei suoi più raffinati capolavori e un ulteriore attacco ai pregiudizi della Upper-class inglese, è ambientato nella Londra del periodo preprima guerra mondiale.
In mezzo ai cinque romanzi, quasi tutti pubblicati prima della grande guerra del ’15-’18, Howards End (Casa Howard) si distingue come quello che esprime meglio le profonde convinzioni dell’autore circa i grandi cambiamenti
apportati dall’industrializzazione e dal nuovo spirito del ventesimo secolo.

Casa Howard di Morgan ForsterForster mostra un’Inghilterra divisa tra due famiglie ampiamente rappresentative dell’età edoardiana: da un lato, gli energetici Wilcox, che rappresentano il febbrile attivismo manageriale e le ambiziose vedute imperialistiche, gli abitanti di un mondo il cui carattere distintivo è racchiuso nel motto “telegrams and anger” (telegrammi e sdegno),
il mondo della moderna civilizzazione britannica e dell’organizzazione impeccabile;
dall’altro, gli Schlegel, due ragazze di origine tedesca, come lo stesso Forster, di ampie vedute liberali e dalla raffinatissima educazione culturale che, vivendo di capitali investiti, incarnano gli ideali di sensibilità, relazionalità personale e amore per l’arte.
Un terzo elemento nella storia è rappresentato da Leonard Bast, un giovane impiegato sfortunato, le cui sincere aspirazioni culturali in perfetto stile vittoriano sono appoggiate in modi differenti sia dai Wilcox che dagli Schlegel, ma che lo stesso Forster vuole che siano viste come la personificazione del futuro democratico.
La preoccupazione di Forster in Howards End sembra tutta concentrata nella raffinata analisi delle connessioni, a volte impossibili, tra i nobili ideali filantropici della cultura vittoriana e il possesso di un adeguato capitale per vivere da protagonisti della storia.
Il titolo del romanzo si riferisce al nome della casa di campagna degli Schlegel, modellata su Rooksnest, nell’Hertfordshire, dimora dello stesso Forster dal 1884 al 1899.
Anche da questo capolavoro James Ivory ha tratto un pluripremiato adattamento cinematografico di grande successo (Howards End, 1992 – Casa Howard) in cui è riuscito nell’impresa di trasferire intatto sullo schermo lo spirito del capolavoro di Forster, presentandoci un’interessante riflessione sociologica, ma anche un ritratto intimo e privato dei suoi personaggi, soprattutto le figure femminili.
All’impeccabile eleganza formale del film, con le bellissime scenografie di Luciana Arrighi, i costumi di Jenny Beavan e John Bright e le musiche di Richard Robbins, si aggiunge il contributo di un cast in stato di grazia, con Anthony Hopkins, Helena Bonham Carter, Vanessa Redgrave ed una magnifica Emma Thompson, che si è meritata l’Oscar e il Golden Globe come miglior attrice per la sua superba interpretazione nel ruolo di Margaret.
Nel 1912 Forster intraprese un lungo viaggio in India, e questa esperienza, insieme alla sua permanenza nel 1922 come segretario del Maharaja di Dewas, portarono alla pubblicazione, nel 1924, di A Passage to India, di gran lunga la più ambiziosa di tutte le opere di Forster.

Morgan Forster

Il romanzo è un ampio confronto delle attitudini coloniali degli inglesi con quelle degli indiani.
La predisposizione Hindu per il sentimento, l’esperienza e il timore religioso è contrastata dalla
durezza pratica della cultura inglese, tutta tesa al mantenimento e all’esercizio del potere.
Nel 1920 Mrs. Moore e la sua giovane amica Adela Quested giungono nell’India colonizzata dagli inglesi.
Entrambe desiderose di conoscere l’India, accettano di fare una gita organizzata dal medico indiano Aziz, ma
l’escursione si conclude drammaticamente perché Adela accusa il dottore di averla aggredita in una caverna. L’accaduto finisce per trasformarsi in un caso politico, ma al processo Adela ritratta tutto.
Aziz, sebbene riconosciuto innocente, decide di lasciare la città rifiutando ogni indennizzo.
Ispirandosi al romanzo di Foster, David Lean (Il ponte sul fiume Kwai e Lawrence d’Arabia) ha realizzato nel 1984 un bellissimo film.
Riecheggiando alcuni temi precedenti i romanzi del dopoguerra, A Passage to India, si presenta in una forma negativa: contro la più vasta scala dell’India, in cui la terra stessa sembra aliena, una risoluzione tra essa e l’immaginazione potrebbe apparire quasi impossibile da realizzare.
Solo Adela Quested, la giovane più aperta all’esperienza, può intravedere la loro possibile concordia, e solo
momentaneamente, nell’aula del processo di cui è testimone centrale.

Gran parte del romanzo di Forster è dedicato a valori meno spettacolari: quelli della serietà e della veridicità (rappresentati qui dall’amministratore Fielding) e di una sensibilità estroversa e benevola (incarnata nella visitatrice inglese Mrs. Moore). Né Fielding né la signora Moore hanno successo totale; nessuno dei due fallisce del tutto.

Il romanzo si conclude in un precario equilibrio. È esclusa un’immediata riconciliazione tra indiani e britannici, ma le ulteriori possibilità insite nell’esperienza di Adela, insieme alle incertezze circostanti, trovano eco nella nascita rituale del Dio dell’Amore tra scene di confusione in un festival indù.
I valori di veridicità e gentilezza dominano il pensiero successivo di Forster.
Una riconciliazione dell’umanità con la terra e la sua stessa immaginazione può essere l’ideale finale, ma Forster lo vede recedere in una civiltà che si dedica sempre di più al progresso tecnologico.
I valori del buon senso, della buona volontà e del rispetto per l’individuo, d’altra parte, possono ancora essere coltivati, e questi sono alla base delle successive richieste di Forster per atteggiamenti più liberali.
Durante la seconda guerra mondiale acquisì una posizione di particolare rispetto come uomo che non era mai stato sedotto da totalitarismi di alcun genere e la cui fede nei rapporti personali e nelle semplici decenze sembrava incarnare alcuni dei valori comuni dietro la lotta contro il nazismo e il fascismo.

Nel 1946 il suo vecchio college gli conferì una borsa di studio ad honorem, che gli permise di stabilirsi a Cambridge e di rimanere in comunicazione con vecchi e giovani fino alla sua morte (1970).
Sebbene il successivo Morgan Forster sia una figura importante nella cultura europea della metà del XX secolo, la sua enfasi su una moralità gentile, disinvolta e sobria è congeniale a molti dei suoi contemporanei, è piuttosto per i suoi
romanzi che viene ancora ricordato, e questi sono meglio visti nel contesto della precedente tradizione romantica.
I romanzi sostengono il culto degli affetti del cuore che era al centro di quella tradizione, ma condividono anche con i primi romantici una preoccupazione per la condizione dell’uomo nella natura e per la sua vita immaginativa, una preoccupazione che rimane importante per un’epoca che si è trasformata contro altri aspetti del Romanticismo.

Gaetano Algozino                                                                                                                                 Leonforte 26/07/2021

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